segno del 18 dicembre 2010

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segno del 18 dicembre 2010

lunedì 2 febbraio 2015

lunedì 8 dicembre 2014

San Luigi Maria Grignon da Montfort
Preghiera

Tu, o Maria, donna della speranza,
rimani in mezzo ai discepoli
come la loro Madre,
come Madre della speranza.
Santa Maria, Madre di Dio, Madre nostra,
insegnaci a credere,
sperare ed amare con te.
Indicaci la via verso il suo regno!
Stella del mare, brilla su di noi
e guidaci nel nostro cammino!
(Benedetto XVI)

MARIA STELLA DELLA SPERANZA
PREGA PER NOI

mercoledì 22 ottobre 2014

Salmo 71 (72) Il potere regale del Messia

Guardo il mondo e non posso non piangere!
Ti prego Maria Stella della Speranza
fà che io possa restare ancorata
alle promesse di giustizia di Dio.
Nel salmo mio Signore pongo la mia speranza:

Salmo 71 (72)  Il potere regale del Messia
  
O Dio, affida al re il tuo diritto,
al figlio di re la tua giustizia;

egli giudichi il tuo popolo secondo giustizia
e i tuoi poveri secondo il diritto.

Le montagne portino pace al popolo
e le colline giustizia.

Ai poveri del popolo renda giustizia,
salvi i figli del misero
e abbatta l'oppressore.

Ti faccia durare quanto il sole,
come la luna, di generazione in generazione.

Scenda come pioggia sull'erba,
come acqua che irrora la terra.

Nei suoi giorni fiorisca il giusto
e abbondi la pace,
finché non si spenga la luna.

E dòmini da mare a mare,
dal fiume sino ai confini della terra.

A lui si pieghino le tribù del deserto,
mordano la polvere i suoi nemici.

I re di Tarsis e delle isole portino tributi;
i re di Saba e di Seba offrano doni.

Tutti i re si prostrino a lui,
lo servano tutte le genti.

Perché egli libererà il misero che invoca
e il povero che non trova aiuto.

Abbia pietà del debole e del misero
e salvi la vita dei miseri.

Li riscatti dalla violenza e dal sopruso,
sia prezioso ai suoi occhi il loro sangue.

Viva e gli sia dato oro di Arabia,
si preghi sempre per lui,
sia benedetto ogni giorno.

Abbondi il frumento nel paese,
ondeggi sulle cime dei monti;
il suo frutto fiorisca come il Libano,
la sua messe come l'erba dei campi.

Il suo nome duri in eterno,
davanti al sole germogli il suo nome.
In lui siano benedette tutte le stirpi della terra
e tutte le genti lo dicano beato.

Benedetto il Signore, Dio d'Israele:
egli solo compie meraviglie.

E benedetto il suo nome glorioso per sempre:
della sua gloria sia piena tutta la terra.
Amen, amen.

venerdì 17 ottobre 2014

Poesia "SPERANZA" di Giancarlo Bordignon

Noi devoti di Maria Stella della Speranza siamo infinitamente riconoscenti al poeta e scrittore
Giancarlo Bordignon 
per averci regalato questa stupenda poesia in onore di Maria Stella della Speranza.GRAZIE!

Speranza!
pane quotidiano alla vita dell'uomo
sostegno presente che viene da un
"passato di fiducia",
 in un avvenire
sempre migliore meno travagliato; ma quanto fragile è questa "VIRTU'del BEN SENTIRE"!
allor che
sfortuna disgrazie inconvenienti
contrattempi,
sembrano convenire
questo uomo
che da sè, e solo, imporsi si trova.....
.....per sopravvivere!
E la morte ( suicidio talor)
diventano, come "invocazione di fine"
d'una "vita disperata".......
ma, tu che mi leggi, ben sai che,
quell'unico"PADRE ETERNO",
"SIGNORE ONNIPOTENTE",
una "speranza infallibile"ci diede:
una STELLA (COMETA SICURA), che
tutti, tutti, ci porta anzi ci guida!
per mari tempestosi ad un
PORTO di
ogni pace, di ogni bene, di ogni conforto:
proprio come una mamma! Che,
il "figlio disorientato"
per mano conducesse:
Maria Santissima  (sua, tua madre)
.... con il Suo Cuore Immacolato.
                                Giancarlo Bordignon

mercoledì 15 ottobre 2014

 Ecco l'udienza di Papa Francesco di oggi per noi devoti di Maria Stella della Speranza è un grande incoraggiamento. Grazie Gesù:

PAPA FRANCESCO
UDIENZA GENERALE
Piazza San Pietro
Mercoledì, 15 ottobre 2014
 
La Chiesa - 9. La Chiesa sposa aspetta il suo sposo
Cari fratelli e sorelle, buongiorno.
Durante questo tempo abbiamo parlato della Chiesa, della nostra santa madre Chiesa gerarchica, il popolo di Dio in cammino. Oggi vogliamo domandarci: alla fine, che cosa sarà del popolo di Dio? Che cosa sarà di ciascuno di noi? Che cosa dobbiamo attenderci? L’apostolo Paolo rincuorava i cristiani della comunità di Tessalonica, che si ponevano queste stesse domande, e dopo la sua argomentazione dicevano queste parole che sono tra le più belle del Nuovo Testamento: «E così per sempre saremo con il Signore!» (1Ts 4,17). Sono parole semplici, ma con una densità di speranza tanto grande! È emblematico come nel libro dell’Apocalisse Giovanni, riprendendo l’intuizione dei Profeti, descriva la dimensione ultima, definitiva, nei termini della «Gerusalemme nuova, che scende dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo» (Ap 21,2). Ecco quello che ci attende! Ed ecco, allora, chi è la Chiesa: è il popolo di Dio che segue il Signore Gesù e che si prepara giorno dopo giorno all’incontro con lui, come una sposa con il suo sposo. E non è solo un modo di dire: saranno delle vere e proprie nozze! Sì, perché Cristo, facendosi uomo come noi e facendo di tutti noi una cosa sola con lui, con la sua morte e la sua risurrezione, ci ha davvero sposato e ha fatto di noi come popolo la sua sposa. E questo non è altro che il compimento del disegno di comunione e di amore tessuto da Dio nel corso di tutta la storia, la storia del popolo di Dio e anche la storia propria di ognuno di noi. E’ il Signore che porta avanti questo.
C’è un altro elemento, però, che ci conforta ulteriormente e che ci apre il cuore: Giovanni ci dice che nella Chiesa, sposa di Cristo, si rende visibile la «Gerusalemme nuova». Questo significa che la Chiesa, oltre che sposa, è chiamata a diventare città, simbolo per eccellenza della convivenza e della relazionalità umana. Che bello, allora, poter già contemplare, secondo un’altra immagine quanto mai suggestiva dell’Apocalisse, tutte le genti e tutti i popoli radunati insieme in questa città, come in una tenda, «la tenda di Dio» (cfr Ap 21,3)! E in questa cornice gloriosa non ci saranno più isolamenti, prevaricazioni e distinzioni di alcun genere — di natura sociale, etnica o religiosa — ma saremo tutti una cosa sola in Cristo.
Al cospetto di questo scenario inaudito e meraviglioso, il nostro cuore non può non sentirsi confermato in modo forte nella speranza. Vedete, la speranza cristiana non è semplicemente un desiderio, un auspicio, non è ottimismo: per un cristiano, la speranza è attesa, attesa fervente, appassionata del compimento ultimo e definitivo di un mistero, il mistero dell’amore di Dio, nel quale siamo rinati e già viviamo. Ed è attesa di qualcuno che sta per arrivare: è il Cristo Signore che si fa sempre più vicino a noi, giorno dopo giorno, e che viene a introdurci finalmente nella pienezza della sua comunione e della sua pace. La Chiesa ha allora il compito di mantenere accesa e ben visibile la lampada della speranza, perché possa continuare a risplendere come segno sicuro di salvezza e possa illuminare a tutta l’umanità il sentiero che porta all’incontro con il volto misericordioso di Dio.
Cari fratelli e sorelle, ecco allora che cosa aspettiamo: che Gesù ritorni! La Chiesa sposa aspetta il suo sposo! Dobbiamo chiederci però, con molta sincerità: siamo davvero testimoni luminosi e credibili di questa attesa, di questa speranza? Le nostre comunità vivono ancora nel segno della presenza del Signore Gesù e nell’attesa calorosa della sua venuta, oppure appaiono stanche, intorpidìte, sotto il peso della fatica e della rassegnazione? Corriamo anche noi il rischio di esaurire l’olio della fede, e l’olio della gioia? Stiamo attenti!
Invochiamo la Vergine Maria, madre della speranza e regina del cielo, perché ci mantenga sempre in un atteggiamento di ascolto e di attesa, così da poter essere già ora permeati dell’amore di Cristo e aver parte un giorno alla gioia senza fine, nella piena comunione di Dio e non dimenticatevi, mai dimenticare: «E così per sempre saremo con il Signore!» (1Ts 4,17).

martedì 16 settembre 2014

NOI DEVOTI DI MARIA STELLA DELLA SPERANZA, OBBEDIENTI AL MAGISTERO DELLA CHIESA!!! PAPA FRANCESCO MEDITAZIONE MATTUTINA NELLA CAPPELLA DELLA DOMUS SANCTAE MARTHAE Tre donne Lunedì, 15 settembre 2014 (da: L'Osservatore Romano, ed. quotidiana, Anno CLIV, n.210, Lun.-Mart. 15-16/09/2014) Due donne e madri — Maria e la Chiesa — portano Cristo a una terza donna, che assomiglia alle prime due ma è più «piccola»: la nostra anima. Con questa immagine tutta al femminile il Papa ha voluto riaffermare che senza la maternità di Maria e della Chiesa non abbiamo Cristo. «Noi non siamo orfani» ha ricordato durante la messa celebrata stamani, lunedì 15 settembre, nella cappella della Casa Santa Marta. Francesco ha messo subito in evidenza come «la Chiesa, nella sua liturgia, ci porta due volte, per due giorni, uno dopo l’altro, al Calvario»: difatti «ieri ci faceva contemplare la croce di Gesù, oggi la sua madre presso la croce» (Giovanni 19, 25-27). In particolare, «ieri ci faceva dire una parola: gloriosa». Una parola riferita alla «croce del Signore, perché portava la vita, ci portava la gloria». Ma «oggi la parola più forte della liturgia è: madre. Gloriosa la croce; umile, mite la madre», che la liturgia celebra oggi come Vergine addolorata. La meditazione sulla madre ci porta dritti a Gesù come figlio. «Nel brano della Lettera agli ebrei che abbiamo sentito — ha fatto notare il Pontefice riferendosi al capitolo 5 (7-9) — Paolo sottolinea tre parole forti parlando di Gesù figlio: imparò, obbedì e patì». Gesù, in sostanza, «imparò l’obbedienza e patì». Dunque «è il contrario di quello che era accaduto al nostro padre Adamo, che non aveva voluto imparare quello che il Signore comandava, che non aveva voluto patire né obbedire». Oltretutto, ha proseguito, «questo brano della Lettera agli ebrei ci ricorda quell’altro passo della Lettera ai filippesi: pur essendo Dio, non considerò un bene irrinunciabile; si annullò, umiliò se stesso facendosi servo. Questa è la gloria della croce di Gesù». Il quale, ha affermato Francesco, «è venuto al mondo per imparare a essere uomo, ed essendo uomo, camminare con gli uomini. È venuto al mondo per obbedire e ha obbedito». Ma «questa obbedienza l’ha imparata dalla sofferenza». «Adamo è uscito dal paradiso con una promessa — ha proseguito — che è andata avanti durante tanti secoli. Oggi, con questa obbedienza, con questo annullare se stesso, umiliarsi di Gesù, quella promessa diventa speranza». E «il popolo di Dio cammina con speranza certa». Anche Maria, «la madre, la nuova Eva, come lo stesso Paolo la chiama, partecipa di questa strada del figlio: imparò, soffrì e obbedì». Ella «diventa madre». Potremmo dire che è «unta madre» — ha affermato il Pontefice — e lo stesso vale per la Chiesa. Questa dunque è «la nostra speranza: noi non siamo orfani, abbiamo madri»: anzitutto Maria. E poi la Chiesa, che è madre «quando fa la stessa strada di Gesù e di Maria: la strada della obbedienza, la strada della sofferenza, e quando ha quell’atteggiamento di imparare continuamente il cammino del Signore». «Queste due donne — Maria e la Chiesa — portano avanti la speranza che è Cristo, ci danno Cristo, generano Cristo in noi» ha ribadito il vescovo di Roma. Così «senza Maria, non sarebbe stato Gesù Cristo; senza la Chiesa, non possiamo andare avanti». Sono «due donne e due madri». «Maria — ha spiegato Francesco — era fermissima presso la croce, era legata con il figlio perché lo aveva accettato e sapeva, più o meno, che la aspettava una spada: Simeone glielo aveva detto». Maria è «la madre fermissima», ha proseguito, «che ci dà sicurezza in questa strada di imparare, di soffrire e di obbedire». E anche la Chiesa madre «è fermissima quando adora Gesù Cristo e ci guida, ci insegna, ci copre, ci aiuta in questa strada della obbedienza, della sofferenza, dell’imparare questa saggezza di Dio». Di più, ha affermato ancora il Pontefice, «anche la nostra anima partecipa di questo, quando si apre a Maria e alla Chiesa: secondo il monaco Isacco, l’abate di Stella, anche la nostra anima è femminile e assomiglia analogamente a Maria e alla Chiesa». Così «oggi, guardando presso la croce questa donna — fermissima nel seguire suo figlio nella sofferenza per imparare l’obbedienza — guardiamo la Chiesa e guardiamo nostra madre». Ma «anche guardiamo la nostra piccola anima, che non si perderà mai se continua a essere anche una donna vicina a queste due grandi donne che ci accompagnano nella vita: Maria e la Chiesa». Francesco ha concluso ricordando che, «come dal paradiso sono usciti i nostri padri con una promessa, oggi noi possiamo andare avanti con una speranza: la speranza che ci dà la nostra madre Maria, fermissima presso la croce, e la nostra santa madre Chiesa gerarchica».

mercoledì 3 settembre 2014

Benedizione Statua "Maria Stella della Speranza"

Domenica alle ore 16.00 Santa Messa e BENEDIZIONE Statua MARIA STELLA DELLA SPERANZA--------------------- presso Istituto Ca' Florens - Via dei Fiori 1- 31036 Istrana TV ----------------------------------PERCHE’ UN’OASI MARIANA "……Così tu rimani in mezzo ai discepoli come la loro Madre, come Madre della speranza. Santa Maria, Madre di Dio, Madre nostra, insegnaci a credere, sperare ed amare con te. Indicaci la via verso il suo regno! Stella del mare, brilla su di noi e guidaci nel nostro cammino! (Lettera Enciclica Spe Salvi. Benedetto XVI)." E la Madonna stessa ha voluto darci un segno specifico, perché potessimo farla conoscere maggiormente, come Lei chiede,essere amata da tutti, vuole donare le sue grazie di guarigioni spirituali e fisiche a quanti si rivolgeranno a Lei con fiduciosa SPERANZA , per la gloria del suo FIGLIO GESU’.------- VI ASPETTIAMO NON MANCATE.